Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 11:52
Il Tribunale di Milano ha dichiarato illegittimo il licenziamento della giovane maschera del Teatro alla Scala che il 4 maggio scorso, all’arrivo della premier Giorgia Meloni per un concerto, aveva gridato dal foyer “Palestina libera“. La lavoratrice, una studentessa che lavorava come maschera con contratto a termine e non aveva mai avuto contestazioni disciplinari, era stata subito convocata dal direttore del personale e allontanata con la contestazione di aver violato l’ordine di servizio. Poco dopo ha fatto ricorso, con il sostegno della Cub Informazione & Spettacolo secondo cui la reazione del teatro è stata sproporzionata e punitiva.
In attesa del deposito delle motivazioni, la prossima settimana, la sentenza attesta che non c’erano i presupposti per un licenziamento per giusta causa. La Scala è stata quindi condannata a versare alla lavoratrice 809,60 euro per ciascun mese tra l’estromissione e la scadenza del contratto, oltre a interessi e rivalutazione monetaria. Dovrà inoltre pagare 3.500 euro di spese legali ai difensori della maschera.
La vicenda era deflagrata a fine 29 maggio, quando i sindacati avevano denunciato che la decisione della Scala aveva tutte le caratteristiche di “un avvertimento a chi pensa di esprimere liberamente le proprie opinioni“. Anche perché in passato il teatro avrebbe tollerato condotte ben più problematiche da parte del personale. E anche in questo caso avrebbe potuto adottare misure meno pesanti.









