Investe di più ed è meno indebitata che in passato. Garantisce in Italia i salari più alti. Soffre i prezzi dell'energia e i costi della doppia transizione. Soprattutto l'industria italiana si mostra più competitiva e batte sul fronte dell'export i principali concorrenti come Francia e Germania: +2,4 per cento annuo, tra il 2015 e il 2024, contro il +1,1 dei tedeschi e il +0,8 dei francesi. Spiega al riguardo Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria: «Non è più una questione di prezzo o di costo del lavoro: sul fronte manifatturiero le nostre imprese conquistano spazi rispetto a quelle di altre economie, perché hanno aumentato la qualità dei prodotti».
È questa la fotografia della manifattura italiana che ci restituisce il Centro studi di Confindustria (Csc) nel suo ultimo Rapporto Industria. La quale, definita «un pilastro», da sola totalizza oltre il 95 per cento delle esportazioni e copre quasi la metà del valore complessivo, soprattutto sulla spinta della meccanica strumentale (17,1 per cento), tessile, abbigliamento e pelli (10,8), alimentari e bevande (9,8), farmaceutica (8,6), autoveicoli (7,3). «Gli scambi manifatturieri con l’estero hanno generato un surplus commerciale di circa 120 miliardi di euro all’anno nel 2023-2024 (pari al 9,5 per cento della produzione manifatturiera). E questo surplus - aggiunge il Csc - permette di acquistare ciò di cui l’Italia è sprovvista, come i prodotti minerari ed energetici, e altri beni e servizi per le famiglie e le imprese, mantenendo in ordine i conti con l’estero».






