Sono passate 24 ore dal primo allarme, ma le fiamme che hanno devastato il complesso residenziale Wang Fuk non sono ancora del tutto spente. Hong Kong osserva con sgomento una delle più gravi tragedie della sua storia. Enormi colonne di fumo nero si sono alzate in cielo per tutta la serata di ieri e per tutta la notte, avvolgendo sette degli otto grattacieli da 31 piani del complesso. Il bilancio, del tutto provvisorio, è di almeno 44 morti, tra cui un vigile del fuoco, e 70 feriti di cui 16 gravi. Ma ci sono anche 279 dispersi intrappolati. In quattro edifici le fiamme sono ora sotto controllo, per gli altri tre potrebbe volerci fino al tramonto.

I circa 1200 soccorritori sul posto continuano a trasportare fuori dai grattacieli morti, feriti e animali domestici mentre i familiari dei residenti dei quasi duemila appartamenti attendono con ansia di conoscere il destino dei propri cari. Circa 900 persone sono state evacuate in rifugi temporanei, ma potrebbero non rientrare più nelle loro case. La lunga esposizione alle fiamme rischia infatti di compromettere la stabilità dei palazzi.

Ancora da chiarire le cause della tragedia, che potrebbe essere legata ai lavori di ristrutturazione che prevedevano interventi sulle pareti esterne e, ironia della sorte, sulle strutture anti incendio. Tre dirigenti dell'impresa responsabile dei lavori sono stati arrestati con l'accusa di omicio colposo. Avrebbero utilizzato materiali non conformi agli standard di sicurezza. Sotto accusa le impalcature di bambù e le reti da costruzione. Erano state sostituite dopo i tifoni dei mesi scorsi, ma diversi residenti avevano espresso preoccupazione per la loro qualità apparentemente inferiore. Gli agenti entrati nei grattacieli hanno scoperto anche finestre e ascensori sigillati con polistirolo altamente infiammabile. Tutti questi materiali hanno accelerato la diffusione del fuoco, facilitato anche dal forte vento.