L'inferno in terra ad Hong Kong: un gigantesco, devastante incendio è scoppiato nei palazzi di edilizia popolare del complesso residenziale Wang Fuk Court, nel distretto di Tai Po. Le cause del rogo sono ancora sconosciute, ma di certo c'è il mancato allarme che ha ritardato in maniera letale l'evacuazione di tre mega-grattacieli. Il risultato è una ecatombe: almeno 36 morti, numero destinato a salire visto i 279 dispersi. Ed è polemica anche sui soccorsi, arrivati in ritardo e con attrezzature insufficienti a fronte di temperature "estremamente elevate".
Il fuoco, scoppiato nel primo pomeriggio di mercoledì, avrebbe preso origine dalle impalcature di bambù montate sugli edifici in ristrutturazione, una struttura comune nel Paese. Le fiamme si sono propagate rapidamente all'interno e poi verso le altre torri del complesso: quasi 2.000 appartamenti, più di 4.600 residenti, molti dei quali anziani. Da sette degli otto grattacieli hanno continuato a uscire colonne di fumo nero mentre la notte calava sulla città. Il governatore di Hong Kong John Lee ha anche annunciato l'apertura di un'indagine e ora a rischio è anche l'appuntamento con le elezioni legislative del 7 dicembre. Derek Armstrong Chan, vicedirettore dei vigili del fuoco, ha detto che il calore all'interno delle torri ha impedito alle squadre di salire ai piani superiori: "Non siamo in grado di raggiungere le persone intrappolate, ma continueremo a provarci", ha assicurato, citato dalla Cnn. Il direttore dei vigili del fuoco Andy Yeung Yan-kin ha rivelato che gli agenti hanno trovato del polistirolo all'interno degli edifici in fiamme, che avrebbe causato una propagazione dell'incendio più rapida rispetto al normale. Sul posto sono accorsi oltre 800 tra vigili del fuoco e paramedici, 400 agenti di polizia, 140 autopompe e 57 ambulanze. A terra, molti residenti hanno chiesto perché non venissero dispiegati elicotteri antincendio.










