BARI – Non indagini né sentenze ma le attività amministrative da sindaco e presidente della Regione, che per due decenni hanno segnato la storia di Bari e della Puglia: è con questo curriculum che il quasi ex governatore pugliese, Michele Emiliano, bussa alla porta della sua prima casa, la magistratura. È lì che, con tutta probabilità, dovrà tornare se – come sembra – il neopresidente Antonio Decaro non lo nominerà assessore, dopo aver imposto il veto alla sua candidatura in Consiglio regionale. Voleva avere le mani libere Decaro, per «scrivere pagine completamente nuove», ha ripetuto più volte. Mentre Emiliano voleva trovare una sistemazione politica, che lo traghettasse fino a una possibile candidatura alle elezioni del 2027. Il primo si è impuntato, il secondo ha dovuto cedere e ora prova la carta di un rientro in magistratura dalla porta principale. Ovvero con la settima valutazione di professionalità, la più alta, che gli consentirebbe di raddoppiare lo stipendio che percepiva quando lasciò la toga da pm in servizio a Bari per candidarsi come sindaco della stessa città.
All’epoca, era il 2003, Emiliano aveva 44 anni e la quarta valutazione di professionalità. Oggi, che di anni ne ha 66 e una figlia appena nata, ha alle spalle una lunga carriera politica ma ha perso un ventennio di professione. Si era fermato da sostituto procuratore e ora i colleghi della sua classe di concorso sono alla guida di importanti uffici giudiziari. A lui non resta tempo per rifarsi ma può puntare almeno ad uno stipendio da circa 7mila euro netti al mese, il doppio rispetto a quello di 20 anni fa ma sempre meno degli 11mila da presidente della giunta. La pratica per ottenere la settima valutazione di professionalità è stata presentata al Consiglio giudiziario di Bari, che darà il suo parere prima di inviarla alla Quarta commissione del Csm, da cui passerà al Plenum.






