Un lupo solitario senza precedenti penali che in passato aveva collaborato con la Cia durante l'invasione americana dell'Afghanistan. E che, secondo un amico d'infanzia, soffriva di problemi mentali, segnato dagli orrori della guerra come molti veterani americani. È l'identikit che emerge finora dalle indagini su Rahmanullah Lakanwal, il 29enne afghano ferito e arrestato per aver colpito gravemente due giovani guardie nazionali a un passo dalla Casa Bianca.
Un agguato in pieno giorno a colpi di revolver che potrebbe costargli sino a 15 anni di carcere per "assalto a scopo di omicidio", come ha spiegato la procuratrice capo di Washington Jeanine Pirro. Ma l'accusa diventerebbe omicidio di primo grado, col rischio dell'ergastolo o della pena di morte, se i due militari non sopravvivessero. Si tratta di Sarah Beckstrom, 20 anni, e Andrew Wolf (24), che avevano prestato giuramento meno di 24 ore prima della sparatoria. Il capo dell'Fbi Kash Patel ha avvisato però che il Bureau continua a trattare il caso come terrorismo indagando sul profilo dell'attentatore e sui suoi legami negli Usa e all'estero.
Gli agenti federali hanno perquisito diverse proprietà nello stato di Washington - a Bellingham, dove Lakanwal viveva con moglie e figli - e a San Diego, sequestrando numerosi dispositivi elettronici nella casa del sospetto, tra cui telefoni cellulari, laptop e iPad. Ricostruendo la dinamica dell'attentato, Pirro ha riferito che l'uomo ha guidato la sua auto attraverso il Paese, dallo stato di Washington, con l'obiettivo di raggiungere la capitale e "ha teso un'imboscata" ai due militari mentre pattugliavano vicino alla Casa Bianca. Armato di una potente pistola, una 357 Smith and Wesson Magnum, "ha sparato a uno dei due, che è caduto, e poi ha fatto fuoco di nuovo prima di colpire più volte il secondo militare". Il movente di Lakanwal, anche lui rimasto ferito e ancora all'ospedale, resta ignoto, anche perché non collabora. Ma per gli inquirenti la sua è stata "una sfida all'ordine costituito".










