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Ultimo aggiornamento: 19:09
La Corte di Cassazione francese ha respinto il ricorso presentato da Nicolas Sarkozy nel caso Bygmalion. Il 14 febbraio 2024, l’ex presidente è stato condannato dalla Corte d’appello di Parigi a un anno di reclusione (con la metà della pena che prevede la reclusione obbligatoria), per il finanziamento illegale, nel 2012, della sua campagna presidenziale. La condanna diventa definitiva.
Secondo i magistrati, il reato è accertato e “il candidato ha personalmente dato il consenso al suo staff affinché sostenesse per suo conto le spese della campagna, pur sapendo che tali spese avrebbero comportato il superamento del limite stabilito dalla legge”. Si parla di esborsi per 43 milioni di euro, rispetto a un tetto imposto dalla legge di 22 milioni e mezzo. Per celare questo flusso di denaro, – secondo quello che appurò l’inchiesta – fu messo in atto un sistema di doppia fatturazione, attribuendo gran parte dei costi al partito Unione per il Movimento popolare (UMP), poi divenuto Les Républicains (LR), grazie anche ad accordi fittizi con la ditta che curava gli eventi. Oltre a Sarkozy, sono state condannate in via definitiva altre tre persone: Guillaume Lambert, ex responsabile della campagna elettorale e gli ex dirigenti dell’UMP Éric Cesari e Pierre Chassat. A differenza dei coimputati, l’ex capo dello Stato non è stato accusato di aver partecipato in modo attivo al giro di fatture false, ma di esserne stato, in quanto candidato, beneficiario.










