Dodici perquisizioni, trentuno indagati. E un’inchiesta, con al centro il carcere di Marassi, su come anche dentro il carcere detenuti più o meno vicini alla criminalità organizzata continuassero tranquillamente a parlare al telefono.
Tra le persone perquisite oggi c'è anche Ottavio Spada, 36 anni, legato al clan Spada di Ostia. L'uomo era stato arrestato nel 2018 per una inchiesta della Dda di Roma che aveva smantellato l'organizzazione. Secondo gli investigatori, avrebbe usato i microcellulari per comunicare con i parenti.
Il Centro Operativo Dia di Genova, con i reparti di Polizia Penitenziaria, di polizia e carabinieri, su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, fin dall’alba ha eseguito perquisizioni nei penitenziari di Chiavari e La Spezia, ma anche Fossano (Cuneo), Ivrea (Torino), Alessandria, Cuneo, Tolmezzo (Udine), Parma, San Gimignano (Siena), Lanciano (Chieti), Rossano (Cosenza) e Santa Maria Capua Vetere (Caserta).
L'operazione, denominata “Smartphone”, ha permesso, attraverso intercettazioni telefoniche, telematiche e analisi dei tabulati telefonici, di monitorare il traffico e l'utilizzo di oltre 150 cellulari e 115 schede sim da parte di detenuti per reati di mafia, ristretti nelle sezioni di Alta Sicurezza del carcere di Genova-Marassi, per mantenere saldi e attuali collegamenti con mafiosi liberi o ristretti in altri penitenziari, così da far pervenire le cosiddette ambasciate, agevolando pertanto l'attività delle cosche di 'ndrangheta.










