BOLZANO – Per mesi avrebbe vissuto isolato dal mondo, in una stanza di una struttura ricettiva in Alto Adige, senza telefono, senza libertà di movimento e affidato unicamente a rimedi omeopatici. Un isolamento che, secondo gli inquirenti, avrebbe segnato il triste percorso che ha portato alla morte dell’avvocato bolzanino Nikolaus Chizzali, scomparso il 27 ottobre 2022 a 60 anni. A tre anni di distanza, la procura ritiene di aver ricostruito quel periodo e ha iscritto otto familiari dell’uomo nel registro degli indagati.
I maltrattamenti
Secondo la pubblica accusa, i parenti avrebbero esercitato su Chizzali «una pressione tale da generare uno stato di vessazione», imponendogli un regime di vita rigido, lontano dalla medicina tradizionale e fondato esclusivamente su cure alternative. È il cuore dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Francesca Sassani, che ha chiuso le indagini ipotizzando il reato di maltrattamenti aggravati in famiglia, sfociati nella morte della vittima: contestazione prevista dall’articolo 572 del codice penale, che in caso di condanna può comportare pene fino a 24 anni.
La morte dell’avvocato
Stando alla ricostruzione della procura, Chizzali – socio da anni dello studio legale associato Brandstätter, un pool di avvocati che tra gli altri casi ha seguito e segue il marciatore olimpico Alex Schwazer in tutta la lunga vicenda giudiziaria e sportiva legata alla positività al testosterone del 2016 – sarebbe stato trasferito dai familiari in un maso di Castelrotto, dove avrebbe trascorso gli ultimi tre mesi in condizioni di costante pressione psicologica e privato di qualsiasi contatto con l’esterno. Il suo telefono sarebbe stato sottratto e ogni decisione sulle cure completamente delegata ai parenti, che avrebbero escluso la possibilità di ricorrere alla medicina convenzionale nonostante il peggioramento del suo stato di salute.







