“Chi deve morire prima tra mio nonno e mia madre affinché io possa ereditare i soldi?”. È la domanda inquietante che Nathan Carman aveva inviato, prima della morte di entrambi, all’avvocato che gestiva il patrimonio di famiglia. Una richiesta che, per la Procura, si è trasformata nella prova schiacciante di un piano diabolico a lungo termine e ben calcolato, orchestrato per assicurarsi l’eredità del nonno, stimata in quasi 30 milioni di dollari. Una storia incredibile quella di Carman, ricostruita ora nel documentario Netflix “Il mistero della famiglia Carman” e conclusasi in modo tragico: il giovane si è suicidato in carcere a 29 anni, due mesi prima che si celebrasse il processo per l’omicidio della madre.

A Nathan Carman, cresciuto in Connecticut, fu diagnosticata a 5 anni la sindrome di Asperger: il nonno, John Chakalos, ricco imprenditore immobiliare, divenne il suo tutore, pagandogli gli studi e un appartamento, pur osteggiando le terapie a cui Nathan era sottoposto, un atteggiamento scaturito dal trauma subito dalla sorella dell’uomo in gioventù. Durante l’adolescenza, Nathan fu ricoverato più volte in psichiatria a causa di alcune crisi scaturite dalla morte del suo cavallo, un lutto che lo portò ad un grave isolamento. Uscito dall’ospedale, si rifiutò di vivere con la madre, Linda, che vedeva come colei che voleva rinchiuderlo.