ROMA - Sapevano di essere ricercati e hanno cercato di fare perdere le loro tracce: uno era fuggito a Verona, un altro si era tinto i capelli di biondo, un altro ancora progettava di lasciare Roma. Uno solo, almeno per il momento, c'è riuscito. Ed è ancora ricercato. Si tratta del quarto componente della banda responsabile di un'aggressione violenta avvenuta la notte del 25 ottobre nel parco di Tor Tre Teste, periferia est della Capitale: in quattro hanno sfondato il finestrino di un'auto all'interno della quale c'era una coppia appartata.

Volevano derubare i due giovani, ma uno di loro ha trascinato fuori dalla macchina la ragazza e l'ha stuprata, mentre gli altri tenevano fermo il compagno. All'appello manca l'autore materiale della violenza sessuale, tunisino, il più anziano del gruppo, tutto composto da ventenni, poco più giovani delle vittime. Sarebbe stato lui a escogitare il piano dopo avere visto la macchina nascosta tra gli arbusti: «Derubiamoli», avrebbe detto. A soccorrere i due, un metronotte che, intervenendo, ha messo in fuga gli aggressori e ha poi chiamato la polizia.

Due complici sono stati arrestati dalla Squadra mobile poco dopo i fatti, mentre il terzo è stato fermato sabato scorso. Sono stati tutti individuati in fretta, perché farebbero parte di un gruppo, con precedenti penali, conosciuto nella zona di Tor Tre Teste come "la banda dei marocchini" che, in passato, aveva infastidito alcune prostitute. Uno di loro, assistito dall'avvocato Claudio Iafrate, è stato riconosciuto fotograficamente dalla vittima, ma ha negato di essere il responsabile dello stupro. «Ero presente, ma facevo il palo», ha raccontato agli inquirenti. Poi ha ricostruito i fatti.