Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Il centrosinistra punta a un pareggio per impedire a Meloni di governare
In mezzo al grande salone di Palazzo Madama, Alberto Balboni, presidente della commissione Affari Istituzionali del Senato, non nasconde il suo scetticismo sulla possibilità di condurre in porto la riforma elettorale dopo la vittoria del "campo largo" in Campania e in Puglia. "Prima nel Pd erano possibilisti - confida - ora frenano. Hanno capito che con i collegi uninominali loro non vincono ma impediscono a noi di vincere al Senato".
Freddezza, appunto, è il sentimento che si avverte sul tema all'indomani del voto regionale nelle parole di Elly Schlein e di tutti i suoi. "Diremo no - taglia corto Igor Taruffi, detto Tarufenko nel suo ruolo di ideologo della segretaria del Pd -, perché dovremmo dire di sì? Gli uomini della Meloni ci spiegano che se non si cambia la legge elettorale non vince nessuno. Io sono convinto che vinciamo noi e allora perché dovremmo assecondarli". Discorso che rispunta pure sulla bocca del capogruppo del Senato, Francesco Boccia, che già immagina quali potrebbero essere gli alleati sul fronte del "no": "Sarà Salvini a non fargliela fare. A noi basta giocare di rimessa". Boccia però non sa che l'altra conseguenza delle regionali è che il leader della Lega si è convinto che il proporzionale non è il peggiore dei mali. "Queste elezioni - ha spiegato ai suoi Matteo il lumbard - dimostrano che possiamo andar bene anche con quel sistema".






