Non è solo una questione di quanti soldi ci sono in campo. Il punto vero, quando si parla di cybersicurezza delle Pmi italiane, è come quelle risorse sono progettate, rese accessibili, strutturate nel tempo.

Le misure pubbliche oggi in vigore sono davvero adeguate a proteggere le imprese, mentre gli attacchi informatici si moltiplicano e diventano sempre più sofisticati? Quanto lo Stato accompagna concretamente queste realtà produttive nell’investimento – spesso oneroso – in infrastrutture di sicurezza? E soprattutto: gli strumenti messi sul tavolo sono davvero all’altezza della minaccia o stiamo combattendo ransomware e phishing con armi spuntate?

Per capire quanto e come il sistema pubblico stia aiutando le imprese in questa transizione, Tinexta – gruppo specializzato in trasformazione digitale e crescita delle Pmi – tramite le aziende del Gruppo Tinexta Cyber e Tinexta Innovation Hub ha elaborato per il Sole 24 Ore una mappa dettagliata di agevolazioni, contributi, finanziamenti e programmi Ue disponibili tra il 2025 e il 2026 per potenziare la cybersicurezza aziendale (si veda la tabella sotto). Perché se è vero che una parte della partita si gioca sulla consapevolezza – riconoscere ed evitare una mail anomala resta essenziale – è altrettanto vero che non basta: senza investimenti in sicurezza informatica (sistemi aggiornati, infrastrutture, gestione professionale) il confine tra tentato attacco e disastro resta sottilissimo. La “geografia degli incentivi”, pur rappresentando un punto di svolta, dimostra però un quadro incompleto.