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Martedì 25 novembre era in programma in Senato l’inizio della discussione sulla proposta di legge che modifica il reato di violenza sessuale, introducendo nel codice penale il concetto di consenso. Trattare e cercare di approvare la norma in Senato proprio il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, era una scelta simbolica. Tuttavia poco prima dell’inizio dei lavori la coalizione di destra in commissione Giustizia, chiamata a dare un parere favorevole sulla norma, ha deciso di rinviare l’approvazione del testo.
Il rinvio è stato chiesto per prima dalla Lega, che poi è stata seguita da Fratelli d’Italia e Forza Italia (a capo della commissione Giustizia c’è una senatrice della Lega, Giulia Bongiorno). Formalmente il motivo ha a che fare con alcuni dubbi su una parte specifica dell’emendamento che modificherebbe l’articolo 609-bis del codice penale, quello appunto sul reato di violenza sessuale: i partiti di maggioranza hanno detto di essere in disaccordo in particolare con l’ultimo comma, in cui si dice che «nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente ai due terzi».
In realtà dietro a questo rinvio ci sono ragioni politiche: la Lega ha deciso di non dare la propria approvazione senza consultare i partiti alleati, che poi hanno dovuto seguirla per evitare di mostrare spaccature all’interno della maggioranza, sebbene non fossero d’accordo. In tutto questo c’entra il risultato delle ultime elezioni regionali in Puglia, Campania e Veneto, in cui Fratelli d’Italia – cioè il principale partito di maggioranza – è andato un po’ al di sotto delle aspettative: in Veneto in particolare la Lega ha preso il doppio dei consensi di FdI (ribaltando i rapporti di forza rispetto alle ultime elezioni europee), e anche rinvigorito da questo risultato il suo leader Matteo Salvini ha approfittato di questa occasione per rimarcare il peso del suo partito nella coalizione.












