Dopo il sì unanime ottenuto la scorsa settimana alla Camera e l’accordo trasversale tra le leader del governo e del principale partito di maggioranza che sembrava aver blindato la riforma, la proposta di legge volta a modificare il reato di violenza sessuale per introdurre in modo esplicito il concetto del “consenso libero e attuale” è stata inaspettatamente bloccata al Senato. Il voto definitivo era atteso per oggi, 25 novembre, ma, a sorpresa, parte della maggioranza ha richiesto ulteriori approfondimenti su un testo che sembrava aver messo d’accordo tutti e che allineava l’Italia alle prescrizioni del diritto internazionale in tema di violenza di genere.
Se il supplemento di indagine fugasse i dubbi dei senatori indecisi e il testo approvato dalla Camera venisse infine confermato, il concetto del “consenso libero e attuale” verrebbe introdotto in modo esplicito nel nostro ordinamento diventando presupposto di liceità degli atti sessuali. Secondo la formula rinnovata dell’art. 609-bis del codice penale «chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali a un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni».
Non si tratta di una novità meramente simbolica ma di un importante cambiamento di prospettiva processuale, che interviene a favore di chi, per dimostrare di aver subito violenza, si trovava spesso esposta a forme di vittimizzazione secondaria.









