Se il popolo ti elegge governatore della tua regione – sì, sì, lo so che si chiama presidente... - vuol dire che qualche milione di italiani ti ha messo in mano le chiavi di casa per cinque anni. La sua salute. Gli autobus e le ferrovie che gli servono per muoversi. Le strade da manutenere. L’ambiente per respirare. I campi da cui coltivare. Le scuole per educare e far crescere i nostri ragazzi.
Dopo la tornata elettorale di domenica e lunedì, ce ne saranno tre nuovi del mestiere in Veneto, Campania e Puglia e tre che già lo conoscono, in Toscana, Marche e Calabria.
Tre di sinistra e tre di destra, così a spanne. Nella loro condizione ce ne sono in tutta Italia 14 espressione della maggioranza di governo e sei della minoranza. In 14 governano territori per 36 milioni di abitanti, gli altri sei per 22 milioni. Devono saper parlare a tutti, perché quando hai i malati di fronte ti devi solo occupare di ospedali che funzionano assieme alle liste d’attesa, sui pennoni dei nosocomi non ci sono bandiere di partito.
Devi saper rappresentare l’identità popolare, che ti vuole vedere combattere per portare soldi nel territorio. Diventa fondamentale accorgerti di chi hai attorno.
Le regioni sono centri di potere enormi, attorno a te avrai anche bocche fameliche, e tanti consiglieri regionali che ti presenteranno il conto delle preferenze personali con cui sono arrivati a palazzo. Li devi saper accarezzare, parlare, perderci tempo che alla fine è guadagnato. Studia i curriculum dei consiglieri regionali e non solo i loro voti. Conoscerai la vocazione di ciascuno, il suo territorio, saprai dove spingere i tuoi no e dove indirizzare i tuoi sì. Sappi frenare i bollori.








