Non voleva studiare gli avversari, voleva studiare giurisprudenza. I voti ok, ma non quelle delle pagelle della partita. E se uno fa una scelta che altri non farebbero lo fa in grande: via dalla squadra più ricca d’Europa per l’università più antica. Basta Manchester City, vado a Oxford. Cosa sono 90 minuti di fronte alla vita?

Han Willhoft-King rompe il cliché del giocatore ignorante: “Amo i libri”. Del calciatore superficiale: “Che ci facevo con tutto quel tempo libero?”. Del ragazzino che non guarda avanti: “Mi chiedevo: dove sarei finito tra 15 anni?”

E così la scelta, via dalla squadra di Haaland e Foden, dalle tattiche e dalla Premier League. Era nell’Under21 del City, era considerato un talento, lo facevano allenare con la prima squadra. Ma il futuro per lui aveva altre idee. A 19 anni ha preferito studiare, costruirsi un futuro diverso dal pallone: “Mi allenavo, tornavo a casa e non facevo praticamente nulla. Mentre ora, in università, fatico a trovare tempo libero: studio, esco con gli amici, gioco con la squadra del College. Amo ancor il calcio, ma non mi sento stimolato – ha raccontato al Guardian – Avevo bisogno di qualcosa di diverso”

Ha riflettuto dopo un infortunio: “Potrei giocare 10, 15 anni e poi? L'università mi può dare una base per un periodo più lungo”. Han al Tottenham si era anche allenato con Antonio Conte, poi ha scelto di trasferirsi negli Stati Uniti ( con una borsa di studio ça va sans dire) per poter giocare e studiare. Ma alla chiamata del City non ha resistito, se giochi a calcio, a Guardiola non dici no. “Ci ho provato, lascio il calcio con serenità. Sono arrivato a Manchester con grande attesa, lì correvamo dietro alla palla come cani per un'ora: non è un'esperienza molto piacevole”. Ha superato brillantemente il test di ammissione, Oxford è il suo nuovo campo, il padre ex docente universitario di filosofia è entusiasta. Ha un figlio che è disposto a perdere le partite, ma non a perdere tempo.