Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
25 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 9:27
Ieri ho seguito in streaming l’iniziativa promossa da Rosy Bindi nella sede del Senato a palazzo Giustiniani dal titolo “Legge di bilancio, ancora un colpo alla sanità pubblica”. Questa conferenza, molto simile alle parate, ha – quasi – un copione standard: da una parte Bindi e i suoi generali cioè i suoi relatori e dall’altra almeno 140 associazioni per lo più riconducibili al privato sociale, ai movimenti cattolici, a laboratori sociali, a diversi forum, tutti schierati, come se fossero un esercito. Che cosa voglia fare la Bindi di questo esercito è chiaro solo a lei. Mio nonno Primo mi diceva che neanche il cane muove la coda per niente. Immagino che Bindi abbia i suoi bravi propositi e le sue brave ambizioni che peraltro non sono neanche tanto difficili da comprendere. Niente di male sia chiaro. Tempo fa qualcuno l’ha persino candidata alla presidenza della Repubblica.
Da tempo, come sanno tutti, sostengo nei miei libri e nei mei articoli che Bindi si comporti da “imbrogliona”: una ex ministro della Sanità che al governo di destra chiede più soldi per la sanità pubblica ma nello stesso tempo non è in nessun modo disponibile a modificare le terribili politiche neoliberiste da lei fatte con la sua devastante controriforma. In cosa consiste l’imbroglio? Chiedere più soldi per la sanità pubblica oggi, senza toccare di un euro la batteria di incentivi fiscali per mezzo della quale grazie alla riforma Bindi cresce senza soste la privatizzazione, è materialmente impossibile. Lo stanziamento per finanziare le due sanità – quella pubblica e quella privata – dovrebbe essere complessivamente raddoppiato e tutti sanno che oggi le condizioni economiche per farlo non ci sono per non tacere del vincolo che il governo ha preso con l’Europa di assegnare il 6% del Pil alle spese militari.






