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Cristian la vuole così ma non la trova. Ora deve rimediare. Il precedente col termine "ingiocabile"
Non è vero, come sostengono in molti, Bastoni compreso, che c'è poco da dire se l'Inter ha perso contro Juventus, Napoli e Milan, come se fossero solo coincidenze, episodi dettati dal caso o peggio ancora suggeriti dalla sorte. Qui lasciamo perdere la sconfitta con l'Udinese, consideriamolo un inciampo come quelli che capitano a tutti nell'arco di una stagione. Tre sconfitte negli scontri diretti equivalgono ad altrettanti indizi che fanno la classica prova: c'è qualcosa che non va nel calcio che Chivu ha studiato per l'Inter, al punto da chiedersi se abbia i giocatori giusti per applicare le sue teorie. Tutto si gioca su un aggettivo che il tecnico pronuncia spesso, dominante. Lui l'Inter la vuole così: dominante, cioè capace di mettere là l'avversario, schiacciarlo fino a finirlo. Il gioco finora ha funzionato benissimo contro le squadre più deboli: la forza degli attaccanti può fare saltare ogni tipo di difesa, ma se la fase offensiva frutta solo occasioni e non gol, il rischio è il default al primo errore. Il calcio è come il nuoto, non come i tuffi. Là conta il cronometro, qui i gol, non le occasioni. Si vince con i gol, non ai punti. I meriti da soli non fanno classifica.






