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In caso di mancata intesa il peso del sostegno tutto su Bruxelles
Tenuta inizialmente fuori dalla porta, secondo il collaudato schema di Donald Trump che pretende di sciogliere i nodi in Ucraina parlandone a porte chiuse col solo aggressore russo, l'Europa sembra ora rientrata dalla finestra. Dopo aver fatto presente alla Casa Bianca come già in simili occasioni del recente passato che Ucraina ed Europa devono partecipare in prima persona alle discussioni che le riguardano direttamente, si è arrivati a parlare del tema concreto: quello del "piano di pace per l'Ucraina" che Trump cerca di imporre con le cattive a Volodymyr Zelensky. Ventotto punti talmente sbilanciati a favore della Russia che lo stesso segretario di Stato americano Marco Rubio aveva dovuto riconoscerne la schietta origine moscovita (salvo poi smentire goffamente se stesso).
Gli europei hanno compilato una controproposta in 24 punti, per poi acconciarsi a utilizzare come base della discussione con gli Stati Uniti quello stesso piano americano (o meglio: russo-americano), con l'obiettivo di correggerlo almeno nei punti più inaccettabili: la pretesa cessione alla Russia di territori ucraini tuttora controllati da Kiev, l'imposizione di una riduzione delle dimensioni dell'esercito ucraino, l'indicazione del russo come seconda lingua ufficiale dell'Ucraina, l'impegno di Kiev a rinunciare all'adesione alla Nato.






