Milano, 24 nov. (askanews) – La soddisfazione è evidente, come l’impegno a gestire la vittoria in Veneto con eleganza: Matteo Salvini non alza i toni, sceglie l’atteggiamento di partner affidabile della coalizione con “Giorgia” e “Antonio”. Glissa sulla Lombardia, non calca la mano sulla manovra; e sopisce ogni polemica interna alla Lega, a partire da quella con il ‘fronte del Nord’. Il risultato del Veneto è un tonico potente, per il segretario, che piomba a Padova per godersi il 35% abbondante raccolto dal partito e soprattutto la vittoria su Fratelli d’Italia nel duello interno al centrodestra.
Certo, con tanto merito di Luca Zaia, che da capolista ovunque riesce a riversare sulla Lega il suo consenso personale. A dimostrazione, sottolineano dal Carroccio, che “il lavoro sul territorio paga” e soprattutto, osserva il capogruppo in Senato e segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo, che “le Regionali sono tutt’altra partita rispetto alle Politiche e alle Europee. E al Nord c’è la Lega”. Osservazione non casuale, perchè il risultato in Veneto riapre le speranze per i lombardi di conservare anche la guida del Pirellone. Anche se a gettare acqua sul fuoco è lo stesso Salvini: “Non dico che siccome abbiamo preso il 37% in Veneto a noi spetta qualcosa, valuteremo le proposte degli alleati come loro hanno ascoltato noi in Veneto”, dice il segretario. E ancora più chiaramente: “Non siamo né gentili né sprovveduti ma i patti si rispettano: quello per cui ci si era accordato per me vale anche nel momento in cui i veneti ci hanno premiati. Non cambio gli accordi fatti, per me rimane valido quanto concordato fino a ieri”. E oltre alla Lombardia, “si voterà in tante altre parti d’Italia”.








