Alice (nome di fantasia), 30 anni, arriva in pronto soccorso nel maggio 2024 per lesioni da caduta, accompagnata dalla mamma del compagno. Già in fase di triage, l’infermiere si accorge che qualcosa nel racconto non torna e attiva l’equipe antiviolenza dell’ospedale. Alice resta ricoverata in Obi, l’osservazione breve intensiva del pronto soccorso. Rimasta sola senza la sua accompagnatrice, viene avvicinata dalla coordinatrice dell’equipe. Alice inizia a raccontare le violenze subite dal convivente. Viene dimessa, con l’impegno a tornare in ospedale dopo qualche giorno. Riesce a tornare, denuncia e parte il progetto di protezione gestito dalla questura, attivata dall’ospedale. Oggi Alice è libera, si è trasferita in un’altra città e ha ricominciato a vivere.

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Boom di casi

Quella di Alice è una delle tante, troppe storie, di ordinaria violenza contro le donne. La testimonianza, anche, dell’importanza dei pronto soccorso: la prima linea non solo della Sanità ma pure di un’emergenza che continua a restare sottotraccia. In questo caso siamo al Mauriziano di Torino, dove il numero crescente di accessi per violenza è passato da 15 a circa 17.5 casi ogni 10 mila accessi. Si tratta di una dato in linea con la rilevazione nazionale dell’Istat, che registrano un tasso di accesso per violenza salito da 15 a oltre 18 ogni 10 mila accessi in pronto Rilevazione che lo stesso Istituto statistico dichiara essere una sottostima del reale fenomeno. Sempre l’ISTAT stima che, nel periodo 2022-2023, il 6,4% delle donne abbia subito molestie sessuali nel corso dell’intera vita.