Siamo solo all’inizio. E la strada sarà ancora lunga e irta di difficoltà. Ma fanno davvero sperare i risultati di uno studio sperimentale che ha dimostrato come un trattamento con CAR-T, del tutto simile a quello che si impiega nel trattamento di alcune patologie ematologiche ed oncologiche, potrebbe diventare una sorta di “anti-placca” per le arterie, con conseguente diminuzione del rischio di infarti ed ictus. Grazie all’azione su una molecola infiammatoria, specifiche cellule pacificatrici, i linfociti Treg (protagonisti della ricerca dei premi Nobel per la Medicina del 2025), potrebbero diventare strumenti fondamentali nella prevenzione delle lesioni aterosclerotiche, ovviamente nei soggetti ad alto rischio che non trovano risposte nelle terapie disponibili. Pensate: nei test sui topi, le cellule CAR-T sperimentali hanno bloccato l'infiammazione nelle arterie, prevenendo oltre due terzi dell'accumulo di placca osservato nei controlli non trattati. Lo studio che lo dimostra è stato condotto da esperti della Perelman School of Medicine dell'Università della Pennsylvania, coordinati da Avery Posey, ed è stato pubblicato su Circulation.

Infarto, ictus e aritmie: organoidi, terapia genica e AI. Come la ricerca salverà il cuore