Il destino del derby si è giocato sulla linea sottile della porta. Quella di Maignan, blindata da due interventi superlativi e un rigore straparato a uno come Calhanoglu, e quella di Sommer, aperta un po’ a tutti quest’anno, non solo al Pulisic che passava di lì. i$ in quei metri quadri solitari che si è consumata la vera differenza di una partita giocata da due forze nuovamente equilibrate e attente a parare le qualità dell’avversaria più che ad esaltare le proprie.

Insomma tanto, se non tutto, è nelle giocate dei portieri: da una parte i prodigi in serie che blindano il risultato, dall’altra un’incertezza masticata che mette la firma calce sulla sconfitta nerazzurra, in una fotocopia sbiadita dell’errore già visto contro la Juve. C’è un contrappasso in tutto questo. Maignan, che per un biennio è stato più un rebus che una soluzione, inizia l’estate sul mercato salvo poi essere tolto, e si presenta a questa stagione con la fascia di capitano al braccio e il contratto in scadenza, una miscela che in un contesto caotico sarebbe esplosa tra le mani della dirigenza. Invece, qui risiede il capolavoro politico di Allegri: sfruttando con machiavellica intelligenza l’anno pre-Mondiale e l’ascesa di Chevalier che incombe sul portiere francese, Max ha chiesto e ottenuto un ultimo anno di livello a Maignan. E questi sono punti che, nel computo finale, faranno tutta la differenza del mondo.