«Questa è una vera conferenza stampa, siamo d’accordo? Oppure no perché siete in piedi?. Ah no, loro sono seduti quindi le loro domande valgono come conferenza stampa, le vostre no...». Johannesburg, Sudafrica. In una saletta del Marriot Hotel Giorgia Meloni scherza con i cronisti e con la stampa in generale, visto che ogni tanto qualcuno le fa notare che si presenta raramente in sala stampa a Palazzo Chigi. Stavolta, in Sudafrica, sono trenta minuti di domande. Dominati naturalmente dalla guerra in Ucraina che mette in ombra il summit africano, lasciando sullo sfondo i dossier squadernati dai grandi del mondo alla corte di Cyril Ramaphosa, dal clima all’innovazione.
C'è tempo però anche per uno sguardo alla politica italiana e alle recenti tensioni fra governo e Quirinale sul caso Garofani, il consigliere di Sergio Mattarella per il, Consiglio supremo di Difesa che si è concesso commenti tranchant sulla destra a Palazzo Chigi durante una cena romana sulla Terrazza Borromini, con amici, giornalisti, tifosi romanisti. Scatenando un putiferio. Caso chiuso? A dodicimila chilometri di distanza dal Colle Meloni riavvolge il nastro. E prova a tagliarlo una volta per tutte. «Sapete che ho parlato direttamente con il presidente della Repubblica e ho chiarito tutta la questione» spiega ricordando il pranzo al Quirinale mercoledì scorso, il colloquio a tu per tu con il Capo dello Stato durato venti minuti che è servito a spegnere uno scontro istituzionale potenzialmente esplosivo. In Africa la premier veste i panni del pompiere. «Ne approfitto per ribadire l'ottimo rapporto che da sempre ho con il presidente Mattarella». Pausa. «Non penso sia il caso di tornare sulla vicenda». Acqua passata, insomma.











