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24 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 9:00

“Noi eravamo orfani invisibili, non venivamo considerati dall’istituzione né tantomeno dalla società perché nessuno si poneva il problema che quando muore una donna potrebbero esserci dei bambini”. Giuseppe Delmonte è un orfano di femminicidio. Aveva 19 anni quando sua madre, Olga Granà, venne uccisa a colpi d’ascia dal padre, che ora si trova in carcere. Era il 1997, la legge sugli orfani di femminicidio sarebbe arrivata soltanto 21 anni dopo.

“Dopo aver ucciso mia madre, mio padre ha acquisito tutta una serie di diritti che noi vittime collaterali non avevamo” racconta Delmonte al Fatto.it facendo alcuni esempi. “Mio padre la settimana dopo ha avuto lo psicologo e ce l’ha da 28 anni gratis, io il primo psicologo l’ho visto dopo 20 anni perché me lo sono pagato io, ha avuto la possibilità di studiare e ha studiato, a me questa possibilità è stata tolta perché il mio sogno era quello di fare medicina e a 19 anni non ho più potuto avere questa possibilità né economica e tanto meno psicologica per affrontare un ciclo di studi così lungo. Mio padre ha avuto la possibilità di chiedere la grazia al Presidente della Repubblica per il suo ergastolo, ma per il mio che è quello del dolore non potrò mai chiedere niente a nessuno”.