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Stessi difetti visti con Motta e Tudor: non impone il gioco, è fragile in difesa e pecca di personalità

La vittoria di Cremona, i sorrisi e la speranza da parte del popolo bianconero di avere trovato in fretta la quadratura del cerchio. Poi, il ritorno alla realtà: tre pareggi di fila contro Sporting Lisbona, Torino e Fiorentina. Risultato: l'effetto Spalletti finora non si è quasi visto, al di là di una comunicazione che ha affascinato e di un paio di intuizioni messe in campo (Koopmeiners sulla linea a tre della difesa, Yildiz lasciato libero di muoversi più o meno a piacimento) che però non hanno portato chissà quale miglioramento alla classifica della Juventus.

La Signora è insomma più o meno la stessa vista con Tudor e, prima ancora, con Thiago Motta: non impone il proprio gioco, balbetta calcio, è fragile difensivamente e pecca di personalità. Così, anche quando va in vantaggio, non congela la partita come riusciva a fare ai tempi belli (rimanendo a quelli più recenti, con Conte e Allegri in panchina) e vince poco: che poi, da queste parti e come recita il ritornello mandato a memoria da chiunque abbia il bianconero nel cuore, è l'unica cosa che conta.