«Il mio bisnonno paterno Emilio Diena scappò a Roma da Modena dove, secondo i racconti famigliari, si era rovinato con la passione per la filatelia. Era proprietario del Banco Diena. Ma non se ne curava abbastanza. Era pazzo per i francobolli. Ancora oggi le collezioni Diena sono contese dagli appassionati e valgono milioni. La banca fallì e divenne un pezzo della Banca Popolare di Modena. Sua figlia Augusta a Roma sposò mio nonno Ambrogio, avvocato. Mio padre Emilio, loro figlio, dopo la laurea in statistica lavorò alla Fao, dove si occupava di pesca. Abbiamo abitato in Via Settembrini e in Viale Mazzini. L’altra parte della famiglia erano gli Amaldi, matematici e fisici. Lo zio Edoardo era uno dei ragazzi di Via Panisperna. Anche sua moglie Ginestra era una fisica. Gli Amaldi avevano una grande tenuta agricola a Carpaneto Piacentino. A undici anni ci trascorrevo le vacanze. E andavo tutti i giorni nella tabaccheria del paese a vendere le nazionali senza filtro».
Giovanni Tamburi – classe 1954, di professione investitore in imprese industriali, un altro membro onorifico della confraternita della fabbrica - è determinato ma non feroce, a suo modo gentilmente duro, mai aggressivo. Proviene da una famiglia borghese romana, ma sa molto degli imprenditori del Nord. È cresciuto nella capitale e non l’ha mai ripudiata. Ama Milano e sa quanto il Nord – ben conosciuto negli anni 80 in Euromobiliare, la merchant bank di Guido Roberto Vitale e Alberto Milla, unica alternativa alla egemonia della Mediobanca di Enrico Cuccia - sia ricco di storie e di avventure, di successi e di sconfitte, di ricchezze costruite e di patrimoni dilapidati, di fabbriche e di strade da percorrere fra i borghi, le città e il mondo.









