Il pomodoro italiano continua a erodere quote di mercato australiano, plasmando la domanda di consumatori sensibili alla qualità e ai prezzi contenuti del made in Italy, ma non è certo le importazioni del nostro oro rosso causino un danno materiale all’industria locale, tale da richiedere misure anti-dumping.

Si chiude così la fase preliminare dell’indagine avviata dalla commissione anti-dumping australiana su istanza di Spc: sede a Victoria e tra i principali player delle conserve rosse nel Paese, attraverso il marchio Ardmona.

L’indagine riguarda il prodotto esportato in Australia tra il 1° ottobre 2023 e il 30 settembre 2024 da De Clemente Conserve, IMCA e Mutti (l’indagine su La Doria è stata chiusa in corsa, appurato che non esistessero profili di scorrettezza).

Il report descrive margini di dumping tra il 2,3 e il 5,5% e mette a fuoco le “significative economie di scala” messe a segno dai nostri trasformatori italiani: 5,3 milioni di tonnellate prodotte nel 2024, contro le 438mila tonnellate australiane.

La commissione ha rilevato che - nel range temporale preso in esame - Spc ha accusato segnali di debolezza: riduzione della quota di mercato, minore redditività e ridotto utilizzo della capacità produttiva. I volumi complessivi delle vendite sono diminuiti del 13% rispetto all’anno precedente e del 20% durante il periodo temporale preso in esame.