Ministro, Moodys, dopo anni di bocciature che avevano portato l'Italia a un passo dai bond spazzatura, ha promosso il Paese riconoscendo il merito del controllo dei conti pubblici. Cosa vuol dire e cosa comporta questa rinnovata fiducia dei mercati?

«La decisione di Moody’s, insieme a quella delle altre 3 agenzie di rating, è un segnale importante. Come ha ben detto il presidente Meloni, questo riconoscimento premia il lavoro serio e responsabile del nostro governo, frutto di scelte coerenti sui conti e di riforme strutturali, ma anche il lavoro e l’impegno delle nostre imprese e dei nostri lavoratori. Ha vinto l’Italia come sistema Paese. Chiaramente per noi non è un punto d’arrivo, ma un rafforzamento della nostra affidabilità sui mercati internazionali, cosa che si traduce in minori costi di emissione sul debito».

La riduzione degli spread, i risparmi sugli interessi sul debito, possono aprire per il prossimo futuro a politiche fiscali più accomodanti. Lo dico diversamente, dopo il taglio dell'Irpef per la classe media, quale potrà essere il prossimo passo della riduzione fiscale che fino ad oggi il governo ha portato avanti?

«Dobbiamo prima capire quale sarà l’entità effettiva di questi risparmi e quindi delle risorse che avremo a disposizione. Accertato questo, continueremo sulla strada della riduzione delle tasse senza fare il passo più lungo della gamba. La nostra priorità é sostenere il potere d’acquisto degli italiani e stimolare la competitività delle nostre imprese».