Categoria umana: “maranza”. A Milano, dove questi spopolano più che altrove, il termine deriva dalla crasi tra marocchino e zanza, ovvero ladruncolo. Citiamo la Treccani: “Giovane che fa parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccar briga, riconoscibili anche dal modo di vestire appariscente (con capi e accessori griffati, spesso contraffatti) e dal linguaggio volgare”. L’emergenza è quanto mai attuale e i maranza degli anni ’80 e’90, i “tamarri” delle periferie malvisti da tutti, non sono i maranza di oggi in tuta acetata, cappellino, marsupio a tracolla dove custodire lo smartphone per filmare le imprese con cui auto-celebrarsi sui social, scarpe da ginnastica o ciabatte (d’estate). E lame in tasca sempre pronte da far brillare.
Milano è l’epicentro del terremoto che sta sconquassando il Paese. Il motivo è molto semplice: qui ci sono i locali, la bella vita, i danè. I giovani ribelli, arroganti e violenti, i cosiddetti “italiani di seconda generazione” che italiani non si sentono e anzi odiano l’Italia perché sono egiziani, marocchini, pakistani, ecudoriani, partono dai quartieri popolari - San Siro e Corvetto su tutti, dove spesso e volentieri sono occupanti senza contratto insieme alle loro famiglie - e puntano le zone della movida: corso Como, Navigli, Colonne, City Life, Arco della Pace sono le mete predilette dove mordere. Rapine e borseggi.






