AVELLINO. Il signor Ciro Tufano, commerciante in tessuti, mostra con orgoglio la sua fortezza nel deserto. Più che una casa è un palazzo. Quattro piani, doppie finestre, pavimenti di marmo, camini, mobili nuovi e tirati a lucido. C'è perfino l'ascensore, ma intorno è il vuoto. Il signor Ciro Tufano abita in una città fantasma. Non ha vicini, non ha compaesani, non ha neanche il telefono. A Conza ci vivono solo in tre. Il vecchio borgo sulla montagna è ancora lì come l'ha lasciato il terremoto di sette anni fa. Non una pietra è stata spostata. Non un muro è stato abbattuto o ritirato su. Macerie, detriti, travi spezzate dappertutto. E le case che sono rimaste in piedi hanno finestre cieche. Per quelle sole tre famiglie, che per ora rimangono, lo Stato spenderà un occhio della testa. Vanno rifatte strade, fognature, servizi: quattro, cinque miliardi, forse di più. Ciro Tufano si lamenta: Tutti questi soldi soltanto per me? Devo restare solo, quassù? È assurdo.... È assurdo, ma è così. Tutti gli altri, millecinquecento, sono a valle, ancora stipati nelle baracche. La maggioranza sembra orientata a restarci. Chi non ha voluto o potuto ricostruire nel vecchio paese attende la casa in pianura. Attenderà per un pezzo.
In Irpinia è sempre aperto il cantiere post terremoto
R50 / Il 23 novembre 1980 nel Sud Italia si verificò un sisma di magnitudo 6,9 che causò quasi tremila morti, 9 mila feriti e 280 mila sfollati. L’epicentro si…






