Un gruppo di avvocatesse rampanti e femministe che si mettono in proprio, staccandosi dallo studio legale dei maschi etero retrogradi. Sono Kim Kardashian, Naomi Watts e Glenn Close. Già fa senso immaginare Glenn Close e la Kardashian nella stessa frase, figuriamoci nella stessa serie. All’s fair, su Disney +, è la serie del momento solo per un preciso motivo: mette tutti d’accordo nel definirla il peggior prodotto d’intrattenimento degli ultimo 10 anni. Un mix di cliché su empowerment femminile, botox, maschi che fanno i maggiordomi sottomessi, anelli di Tiffany. Veramente trash e inutile, seppure un capolavoro a suo modo. La cosa agghiacciante è che le attrici hanno il filtro, non hanno rughe, sono piallate. Sembra Instagram. Glenn Close dimostra 30 anni.

Realizzata dal geniaccio di Ryan Murphy, la serie legal drama vede la Kardashian, insieme a Glenn Close, Naomi Watts, Niecy Nash-Betts, Sarah Paulson, Teyana Taylor, nei panni di un gruppo di avvocate divorziste che lasciano uno studio dominato da uomini per fondare il proprio e difendere in tutti i modi possibili le loro clienti. Tutte donne, ovviamente.

Questa la trama. Si fa fatica ad arrivare alla seconda puntata, a meno che l’utente spenga ogni neurone del proprio cervello (cosa che non farebbe male), ma si fa in tempo a vedere una scena contenuta nella prima mezz’ora di prodotto. Una scena iconica e ipnotizzante.