Da mesi, quasi in solitudine in Italia, questo giornale suggerisce prudenza e sangue freddo sul dossier russo -ucraino, sconsigliando di sparare a palle incatenate contro Donald Trump. Da parte dei media italiani, le scelte sono spesso bizzarre su questo tema, con uno strambo bipolarismo tra gli adoratori di Putin (che non osano criticarlo nemmeno dopo i più efferati attacchi contro i civili ucraini) e gli odiatori di Trump. Questi ultimi amano definirsi “moderati”: ma, se amano la moderazione, dovrebbero esercitarla anche nel giudizio su Trump, verso il quale invece i commenti sono sempre smodati, eccessivi, liquidatori.

Si dà per scontato- da quelle partiche la Casa Bianca voglia mollare l’Ucraina ai russi, che Trump sia pronto a svendere Kiev. Ecco: questo è tecnicamente falso. Fu falso durante il primo mandato Trump, quando gli Usa, con preveggenza, rifornirono l’Ucraina di quei missili javelin che poi si sarebbero rivelati determinanti per la difesa dagli attacchi di Mosca. Ed è falso anche stavolta: sia pure con oscillazioni retoriche, Trump finora non ha affatto ceduto a Putin. Se avesse voluto farlo, avrebbe accettato in fretta e furia di vederlo a Budapest uno o due mesi fa. Al contrario, evitando che la partita negoziale rimanesse solo nelle mani del suo amico Witkoff, Trump ha affidato il dossier alla sapienza politica (e all’indiscutibile atlantismo) del segretario di Stato Marco Rubio, già artefice della tessitura di tregua a Gaza.