Ci vorrebbe un derby di Milano degno del passato per ricreare autostima e dare una scossa a un calcio italiano declassato dal crollo della nazionale con la Norvegia e dall'incubo degli spareggi di marzo (con l'eventuale finale in Bosnia o in Galles).
I pensieri malinconici abbondano considerando la crisi di gol e l'abbondanza degli 0-0 in una serie A con pochi talenti italiani, mentre quelli stranieri arrivano a fine carriera o come trampolino di lancio per poi emigrare altrove. Anche il primo spicchio di coppe europee conferma la regressione: a parte l'Inter, le altre arrancano e dovranno faticare per arrivare almeno ai playoff.
Il campionato riapre i battenti con una situazione fluida: sono l'Inter e la sorpresa Roma a guidare una classifica corta con cinque squadre in tre punti, poi Juve a -5, Lazio a -9, Atalanta a -11 e Fiorentina ultima a -19. Salvo la Lazio, le altre inseguitrici hanno gia' cambiato timoniere bocciando Tudor, Juric e Pioli affidando la panchina a Spalletti, Palladino e Vanoli. Il grande equilibrio favorisce però un torneo emozionante, se non spettacolare, in cui le grandi ogni tanto inciampano e le piccole sono attrezzate per creare sorprese in gare che sempre più spesso si risolvono nel recupero. A spostare gli equilibri sono anche gli infortuni a raffica che cambiano i connotati delle squadre. Solo nelle ultime settimane sono rimasti ai box Skorupski, Ze Pedro, Vlahovic, Rugani, Anguissa, Gilmour, Suzuki, Dumfries, Simeone, Ilic, Diao e Cuadrado.






