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La scadenza del 31 dicembre impone alle famiglie di aggiornare la DSU per evitare il taglio automatico degli importi. Con la manovra cambiano le regole del calcolo: effetti stimati su 2,6 milioni di figli
La scadenza dell’Isee prevista per il 31 dicembre apre una fase decisiva per chi percepisce l’assegno unico. L’inizio del 2026 richiederà una DSU aggiornata affinché l’importo continui a rispecchiare la situazione economica effettiva del nucleo familiare. Senza un nuovo indicatore, dal mese di marzo l’erogazione non terrà più conto della fascia reddituale e verrà riconosciuta nel valore minimo, pari a circa 58 euro secondo la rivalutazione prevista per il prossimo anno. La necessità di aggiornare tempestivamente l’Isee è resa ancora più rilevante dalle modifiche introdotte dalla manovra, che interviene su alcuni elementi strutturali dell’indicatore, con potenziali riflessi su una platea stimata in 2,6 milioni di figli.
Il calendario per mettersi in regola ruota attorno a due momenti chiave. Il primo è il 28 febbraio: chi avrà presentato la nuova DSU entro questa data continuerà a percepire nel mese di marzo l’importo completo dell’assegno. Dal 1° marzo, invece, per chi non avrà aggiornato l’Isee scatterà automaticamente il valore minimo. Resta comunque una finestra fino al 30 giugno: le famiglie che presenteranno la dichiarazione entro quella data otterranno la ricalibrazione degli importi dovuti e i relativi arretrati a partire sempre dal mese di marzo.






