Quando pensiamo a Doctor Dolittle, il medico gentile che conversa con ogni creatura, ci lasciamo trasportare dall’idea affascinante di un mondo in cui uomini e animali condividono lo stesso codice espressivo. Un sogno antico, romantico, rassicurante. Ma dietro quella fantasia si nasconde una realtà scientifica molto diversa: e proprio questa realtà è stata raccontata, difesa e spiegata per tutta la vita da uno dei linguisti più influenti del nostro tempo, Stephen R. Anderson, scomparso a 82 anni.
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Il linguista che disse “no” a Dolittle
Linguista di fama, sosteneva che il linguaggio fosse un sistema biologico unico degli esseri umani. Nel suo libro Doctor Dolittle’s Delusion confutava l’idea romantica che gli animali possedessero vere lingue paragonabili a quelle umane. Pur riconoscendo che cani, api e altri animali comunicano, spiegava che non utilizzano strutture sintattiche capaci di creare infinite combinazioni di significati. Le sue lezioni mostravano come la complessità del linguaggio umano derivi dalla possibilità di incorporare frasi dentro altre frasi, cosa impossibile per le specie non umane. Anderson insegnò in prestigiose università e contribuì in modo fondamentale allo studio della morfologia. Una curiosa collaborazione con la collega Letitia Naigles lo portò a smontare la convinzione degli studenti che i loro animali domestici “parlassero”. Attraverso semplici esperimenti mostrava che i cani reagiscono al tono e ai suoni, non alla sintassi. Anche episodi quotidiani con la moglie e la gatta gli servivano per chiarire la differenza tra comunicazione e linguaggio. Anderson è ricordato come uno studioso brillante, capace di unire rigore scientifico e ironia.






