Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Il regista racconta le difficoltà degli esordi, quando per racimolare i soldi per girare si rivolse a un potente mafioso di New York

Per gentile concessione dell'editore La nave di Teseo pubblichiamo in anteprima un brano da Scene di Abel Ferrara (pagg. 240, euro 22), memoir esistenziale e cinematografico del regista, che esce in contemporanea con gli Stati Uniti.

L'ufficio di Matty Ianniello era a Manhattan, in una delle vie tra la Cinquantesima e la Sessantesima che incrociavano la Sesta Avenue a midtown, in uno degli isolati con gli affitti al metro quadro più alti del mondo. Nel 1975 Matty il Bestione, come lo chiamavano, spadroneggiava a midtown. La scena degli strip club era in pieno rigoglio, così come i cinema a luci rosse. Questo era il lato legale. Ma controllava anche tutti i salotti per il gioco d'azzardo di alto livello, i furti negli appartamenti, le truffe finanziarie, le carte di credito false e qualunque altro traffico illegale vi possa venire in mente. Come dice Walken in King of New York: "Vendi un centesimo di roba nel parco? Voglio la mia parte". Ed era così che andava in qualsiasi faccenda losca avvenisse a midtown, bisognava mettersi in società con Matty o erano guai. Era l'età dell'oro per questi personaggi, dieci anni prima di Giuliani e di qualsiasi vero giro di vite delle autorità, e qualche anno dopo Il padrino di Coppola.