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Oltre 30 morti in poche ore. Il premier palestinese: "Israele paghi per la ricostruzione"

"Una grave escalation che minaccia di compromettere il cessate il fuoco", la definisce il Qatar. Che con l'Arabia saudita condanna le "flagranti violazioni dell'occupazione israeliana" e ignora che lo Stato ebraico sostenga di aver risposto al fuoco aperto sui propri soldati. Ma le esternazioni dei due attori mediorientali sono il segnale di tensioni crescenti a Gaza e su Gaza, di timori che si affacciano in questa delicatissima tappa del percorso di pace, nonostante il via libera del Consiglio di Sicurezza dell'Onu alla risoluzione che dà il via alla seconda fase del piano Trump per la Striscia.

Oltre 30 palestinesi, tra cui 25 bambini, sarebbero morti nelle ultime ore nei raid con cui lo Stato ebraico ha deciso di rispondere al fuoco contro i propri militari, da Khan Younis a Gaza City. Hamas nega di aver sparato contro le truppe. Ma sono le giornate fra le più sanguinose da quando il 10 ottobre c'è stato lo stop alle armi. Le vittime sfiorerebbero ormai quota 70mila nella Striscia, secondo fonti islamiste impossibili da verificare. Ed è un continuo rimpallo di accuse. Hamas sostiene che i militari di Tsahal abbiano oltrepassato di 300 metri la linea gialla in cui l'esercito israeliano, come da accordi, si è ritirato. Le Idf (Forze Armate israeliane) diffondono le immagini del tunnel nel sud della Striscia in cui è stato tenuto il corpo del tenente Hadar Goldin, l'ostaggio rimasto per 11 anni a Gaza e il cui corpo è stato restituito la scorsa settimana. In attesa del ritorno degli ultimi 3 rapiti defunti, le Idf riferiscono di un passaggio sotterraneo lungo 7 km, profondo 25 e dotato di ben 80 stanze.