Ogni tanto, in tempo di occupazioni pro-Pal, dalle Università arrivano anche notizie incoraggianti. La buona novella giunge in serata e ha per protagonista Greta Thunberg, attesa venerdì prossimo all’ateneo di Verona per un comizio sulla Palestina ma fermata dai vertici dell’Università. I centri sociali – ci arriviamo – gridano alla censura, e però la motivazione è tecnica. Il nulla osta avrebbe violato la legge 28 del 2000, in particolare l’articolo 9, ossia la norma sulla par condicio. Domenica e lunedì in Veneto, come in Campania e Puglia, ci sono le elezioni regionali, dunque non si può fare propaganda, almeno non in un’aula universitaria.
L’incontro era stato organizzato dal collettivo Tamr, che ora protesta: «L’Università deve avere un ruolo centrale nel garantire che il dibattito pubblico non venga impoverito. La decisione ci sorprende, soprattutto alla luce della mozione approvata dal Senato accademico che ha rinnovato l’impegno a favorire l’allargamento degli spazi di approfondimento interdisciplinari, con lo specifico obiettivo di diffondere una cultura di giustizia». Decidono loro, i collettivi, cos’è giusto. All’incontro anti-occidentale avrebbero dovuto partecipare anche Maya Issa, la rappresentante romana del movimento degli studenti pro-Pal. La stessa che in tivù ha detto: «È una vergogna che si parli del 7 ottobre dopo 70mila morti»; «Le responsabilità del 7 ottobre non sono di Hamas ma della comunità internazionale che non ha fatto nulla per impedirlo»; «Io non giustifico il 7 ottobre ma lo comprendo». Comprende la carneficina, gli stupri, i rapimenti. L’altro ospite d’onore era tale Simone Zambrin, attivista veronese che ha preso parte al Circo -Flotilla.







