Si difende e si sfoga, Andrea Sempio: ospite di Bruno Vespa a 5 Minuti su Rai 1, il 37enne indagato a Pavia per l'omicidio di Chiara Poggi avvenuto la mattina del 13 agosto del 2007 a Garlasco torna a dare la sua versione dei fatti ribadendo che "un po sì", si sente un perseguitato.
"Non posso negarlo. Ormai è una cosa che periodicamente ricapita, ci ricadi dentro e capisco che un certo accanimento c'è… spero in buona fede". All'epoca del delitto, lui, amico di Marco Poggi fratello della vittima, aveva 19 anni e ora - per la terza volta - su di lui si punta il dito. "Io al momento non ho una vita, sono tornato a vivere nella cameretta in cui stavo una volta e a quasi 40 anni sono chiuso lì, non posso fare niente: è come essere ai domiciliari".
Continua a dirsi estraneo alle accuse: "Ormai è stato acclarato, in anni di processi e dalle sentenze a cui mi rifaccio, che il colpevole è Alberto Stasi e non ho motivo di pensare il contrario", spiega riferendosi all'allora fidanzato di Chiara, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere. A inizio 2025, però, ecco la nuova svolta con la riapertura delle indagini, sempre a Pavia, con Sempio accusato di "concorso in omicidio".
Non si può non parlare del pizzino che secondo gli inquirenti di Brescia, che stanno a loro volta indagando sull'ex procuratore di Pavia Mario Venditti accusato di corruzione in atti giudiziari, proverebbe come la famiglia di Sempio abbia pagato gli inquirenti per archiviare l'inchiesta del 2007 sullo stesso Andrea. "L'elenco di tutte le volte che abbiamo dato soldi agli avvocati, circa 50mila euro, c'è ed è stato trovato durante l'ultima perquisizione. Le spese dell'avvocato e del consulente, lì c'è tutto. Tutti i soldi sono sotto il nome di Lovati, ma è un modo generico per indicare tutti gli avvocati", ha precisato Sempio.






