Da paroliere di rango, Enrico Ruggeri non le manda certo a dire. E spiattella in faccia la sua verità alla sinistra e alle vestali di certo ultra-femminismo frutto della deriva woke.
Il cantautore milanese, diventato simbolo della cultura di destra forse perché semplicemente non si riconosce nella "dittatura rossa" che ha dominato il mondo intellettuale e lo spettacolo italiano dal secondo Dopoguerra a oggi e perché, da buon punk "prima di te" è alieno a qualsiasi conformismo, intervistato dal Corriere della Sera non rinuncia a rispondere a distanza a Fiorella Mannoia: l'interprete romana ha deciso di cambiare in onore di Giulia Cecchettin il finale di Quello che le donne non dicono, brano che il Rouge scrisse per lei negli anni Ottanta. L'obiettivo era fare del brano un inno neo-femminista, contro il femminicidio e le violenze psicologiche e fisiche sulle donne. Ma il risultato non è piaciuto a chi quel testo lo ha composto.
RUGGERI, "VALANGHE DI INSULTI" PER AVER RICORDATO RAMELLI: DENUNCIA-CHOC
"Era un ragazzo che cinquant’anni fa in un liceo milanese scrisse un tema contro le Brigate rosse. Il tema ve...
Il celebre "Ti diremo ancora un altro... sì" nelle ultime versioni live cantate dalla Mannoia è diventato "ancora un altro no". Chiaro riferimento al consenso e a quel limite invalicabile rappresentato dalla volontà della donna. La modifica imposta da Fiorella, secondo Ruggeri, è "un errore". Di più: "Mi sembra una forzatura dettata dalla cultura woke". "Questa - sottolinea l'ex leader dei Decibel - è una canzone sulle speranze disattese. Le donne parlano ai loro uomini: non sei più come all’inizio del nostro amore, torna a essere com’eri e ti diremo ancora un altro sì. L’incertezza è già nel testo".






