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Gli Usa suscitano da sempre sentimenti contrastanti: adorati e odiati secondo i punti di vista e le circostanze
L'America di Trump viene tratteggiata da una pletora di giornalisti, presentatori, opinionisti come un regime autoritario popolato da zotici provinciali, bianchi, superstiziosi e un po' svitati. Una specie di distopia rurale in cui sarebbe in atto una sorta di colpo di Stato permanente. La capitale morale di questo presunto regime è New York. Ma New York ha appena eletto un sindaco musulmano e di sinistra. E come d'incanto la vittoria di Zohran Mamdani cambia tutto. Per quegli stessi giornalisti, presentatori, opinionisti l'America ridiventa un riferimento: il possibile faro dei diritti e dell'inclusione. Gli Usa suscitano da sempre sentimenti contrastanti: adorati e odiati secondo i punti di vista e le circostanze. Ma mai come oggi si è passati dal sogno all'incubo con tanta disinvoltura. Quando - non troppo tempo fa - la Silicon Valley finanziava Obama, era la Mecca dell'innovazione e del progresso. Ora che flirta con J. D. Vance è dipinta come la Spectre del capitalismo predatorio. Se Musk compra Twitter, la libertà d'espressione è in pericolo. Se invece si abbattono le statue per cancellare la memoria dei padri fondatori, è arte contemporanea con finalità civiche postcoloniali. Se i devoti del cappellino rosso, spaventati dal nuovo sindaco, avvolgono in un burqa la Statua della Libertà come se il Califfato fosse sbarcato sull'Hudson, vengono giustamente irrisi. Ma se in campagna elettorale Mamdani promette trasporti gratis e case popolari per tutti, un qualsiasi Cetto La Qualunque, queste ricette impossibili vengono circonfuse da un'aura di nobiltà d'animo e di giustizia sociale. Un tempo le ideologie erano fuorvianti ma, quantomeno, costituivano un'ancora per i giudizi e per i pregiudizi. Oggi restano i tic ideologici che rendono la lettura che si dà dell'America da questa parte dell'Atlantico spesso grottesca.






