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Piantedosi smaschera la sinistra anti-condoni: approvarli per i clandestini alimenta le partenze

Se il termine "condono" suona male alle orecchie della sinistra, la parola "sanatoria" è miele per i trafficanti di uomini. Più che un'ipotesi, una diretta conseguenza: le regolarizzazioni a posteriori per i migranti sono un boost per i flussi migratori irregolari.

L'equazione conferma come, anche se si gioca su tavoli diversi, la replica del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi alle polemiche piovute dal centrosinistra per la proposta di Fdi di riaprire il condono edilizio del 2003 in Campania non fosse poi campata in aria. "Non capisco perché la parte politica che si oppone alla riapertura del condono del 2003 propone però sanatorie in materia, per esempio, di irregolarità della posizione di soggiorno degli immigrati", aveva detto il ministro. Dando la stura a una pioggia di polemiche. Tanto che anche ieri, ospite di ReStart, su Rai3, Piantedosi è stato immancabilmente interpellato sul punto dalla conduttrice Annalisa Bruchi. "Case e vite umane stanno sullo stesso piano, ministro?", ha chiosato la giornalista. E Piantedosi, premettendo che "non è in discussione il valore della vita umana", ha spiegato di essere in possesso di "evidenze documentali che, quando i governi italiani del passato e la politica cominciavano a discutere di sanatoria degli immigrati, si muovevano i trafficanti in Tunisia e in Libia per organizzare i traffici". Insomma, ha continuato il titolare del Viminale, "non parliamo dell'aspirazione delle persone, ma dei lucrosi affari dei trafficanti, che al solo preannunciare la sanatoria degli immigrati, si organizzano e si attivano in maniera molto, molto imprenditoriale". Insomma, se "probabilmente" è diseducativo "procedere per condoni" in campo edilizio, per Piantedosi lo è anche se si parla di migranti. Qui la conseguenza delle sanatorie sembra andare al di là della mera "diseducazione". Lo dicono, appunto, una serie di dispacci diplomatici di settembre 2020, quando a Palazzo Chigi c'era il Conte II e l'esecutivo a trazione giallo-rossa di pentastellati e dem, che a maggio aveva varato una sanatoria.