Buon sangue non mente, è così che si dice e le gattine Lilo e Fuli, sorelle di destino, sono la prova vivente a quattro zampe, che la genetica la fa da padrona. Questa storia, tutta piemontese, arriva da Carmagnola: è un’esclusiva de La Zampa ed è un ottimo esempio di come in famiglia si possa essere tanto differenti, quanto simili nei valori e negli affetti; in fondo, gattari si nasce e non si diventa.
Lilo ha trovato il suo Stitch
Un film d'animazione del 2000 recitava la frase che oggi, tutta la generazione dei Millenial, ripete come un mantra: “Ohana significa famiglia e famiglia vuole dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato”. A sostenerlo era proprio la piccola Lilo, protagonista del cartone e, con queste parole, si riprendeva il concetto derivante dalla cultura hawaiana, secondo il quale “ohana” è più di una semplice famiglia di sangue; include tutti coloro che sono uniti da un legame speciale. Proprio per questo motivo, Lilo, la gattina calico dallo sguardo vispo, non poteva essere ribattezzata altrimenti: Lilo viene trovata da cucciola, spaventata insieme ai suoi fratellini (anche loro adottati), abbandonata in un bidone dell'immondizia, a fine maggio. Un giro di telefonate e messaggi e la foto della micia arriva a mamma Viola, la cui figlia maggiore, da molto ormai, desidererebbe un gatto e forse è finalmente giunto il momento perfetto.






