Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, non arretra dal fronte del no al referendum sulla separazione delle carriere tra Pm e giudici. Sul palco della festa per i 70 anni dell’Espresso, con i cronisti, e pure sui social network, mantiene il punto: “Assolutamente non mi sento attaccato dal governo. Continuerò a fare il procuratore della repubblica e ad andare in tv come faccio da trent’anni”, ha risposto alla fotocamera della pagina Excursus vitae. Sulla questione della citazione sbagliata di Falcone replica a La Stampa: “Penso che la questione sia finita, ne abbiamo parlato abbastanza”. Nel suo intervento di fronte a una sala piena - a differenza dei politici che lo hanno preceduto, a partire dalla ministra Elisabetta Casellati - non ha risparmiato nessuno, dall’esecutivo italiano, anzi, dagli esecutivi, a Donald Trump.
Sul referendum “io non sono il frontman del no. Mediaticamente sì, ma io vado in tv da ragazzo, dal 1989, dopo che ero in magistratura dal 1986”. E ha preso questo compito anche se “non ho mai avuti un gesto di attenzione dell’Associazione nazionale magistrati e dalle Camere penali a quando ero attaccato dalla ‘Ndrangheta, però sono andato da loro e gli ho detto: sono qui per il NO, perché è un riforma che non serve a nulla e la gente ha bisogno di sapere”.








