Se i settanta sono i nuovi cinquanta, allora L'Espresso ha ancora tanto da dare (e la pensione è lontana).

Per il suo 70esimo compleanno, lo storico settimanale fondato da Arrigo Benedetti ha festeggiato in grande.

Intanto, con l'incontro in Quirinale del suo editore, Donato Ammaturo, e del direttore, Emilio Carelli, con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Poi, con le celebrazioni pomeridiane, a Palazzo Brancaccio, a Roma.

Si sono svolti una serie di dibattiti, interventi istituzionali ed è stata pure organizzata una mostra di copertine storiche della rivista. Tra i titoli esposti: "L'ultimatum della morte - 13 terroristi in cambio di Moro", "Aids - Allarme in Italia", "Perché lui? - L'assassinio di Falcone. Ma è solo mafia?", "Coca nostra - Dopo il declino dell'eroina, il nuovo mercato della droga", "Operazione Bin Laden", "Ecco il nuovo capo della mafia" (e il volto di Matteo Messina Denaro) e "Il pugno di Francesco".

Il tutto in chiave Espresso, nella logica della "testimonianza di una comunità che crede che informare non sia solo un lavoro, ma una missione e un servizio al Paese", nelle parole di Ammaturo. Così, il pomeriggio è stato un susseguirsi di incontri, partiti con il racconto della costruzione visiva della testata (a cura dell'art director Stefano Cipolla e l'illustratore Andrea Calisi) e finiti con le interviste politiche.