Dopo un breve periodo di tregua, non solo militare ma anche e soprattutto mediatica, la nostalgica stampa italiana e internazionale torna a parlare di Gaza. Una Gaza, questa volta, non vittima di bombardamenti, ma di catastrofi naturali dovute a piogge torrenziali prive di precedenti.
Le immagini che arrivano dalla Striscia mostrano infatti la disperazione dei gazawi davanti a tende allagate, a materassi, coperte e vestiti inzuppati. Immagini strazianti di bambini scalzi immersi in profonde pozzanghere di sporca acqua piovana. E dopo un breve ma intenso periodo di amnesia collettiva circa il destino del Medio Oriente, ecco che il sentimento pubblico si stringe ancora una volta attorno alla causa palestinese, e l’ostilità a Israele cresce immediatamente in modo inversamente proporzionale, come se il governo di Benjamin Netanyahu fosse responsabile non solo della guerra terminata con l'auspicato accordo promosso da Trump, ma anche delle condizioni climatiche che colpiscono la Striscia più famosa del mondo.
Tuttavia, la realtà non è mai, o quasi mai, come sembra. Specie in Medio Oriente. Se in Europa, infatti, le temperature calano e sfiorano grandi a una sola cifra, il clima nella porzione di terra compresa tra “il fiume e il mare” è ancora estivo. Ad Ashdod, per esempio, ovvero nel sud di Israele, a soli 35 km da Gaza, negli ultimi dieci giorni il tempo è stato generalmente mite e prevalentemente soleggiato con temperature diurne intorno ai 20-25 gradi Celsius. Il 16 novembre, ad esempio, la mattina è stata serena con 19°C, mentre durante il giorno si è raggiunta una temperatura intorno ai 24°C. Ci sono state alcune giornate con cielo parzialmente nuvoloso o nebbia, ma complessivamente il clima è stato stabile.








