Arriva oggi il disco verde della Camera al decreto Flussi, approvato originariamente dal Consiglio dei Ministri del 4 settembre e poi tornato in Cdm il 2 ottobre. Il testo approda ora al Senato per la conversione definitiva in legge, completando il quadro secondo la programmazione di 500mila ingressi nel triennio 2026-2028 definito dal Dpcm già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. In dodici articoli, il provvedimento persegue diversi obiettivi: rende strutturale il meccanismo della precompilazione delle domande sul portale Ali del ministero dell’Interno; allunga i tempi per il rilascio del nulla osta e la stipula del contratto di soggiorno per motivi di lavoro; rinnova in via sperimentale per il 2026-2028 il canale fuori quota per 10mila assistenti familiari e sociosanitari, includendo anche baby sitter per bambini fino a 6 anni; rafforza i controlli e l’azione per il contrasto del caporalato e dello sfruttamento lavorativo nell’agricoltura.

Aumentano i tempi per il rilascio del nulla osta

Al primo articolo, il Dl eleva da sette a 15 giorni il termine entro cui, dopo il rilascio del nulla osta, il datore di lavoro deve procedere alla conferma dell’istanza, da cui dipende il rilascio del visto di ingresso. Sale anche da otto a 15 giorni il termine, che decorre dalla data di ingresso del lavoratore in Italia, bisogna stipulare il contratto di soggiorno per lavoro subordinato, da cui deriva il rilascio del permesso di soggiorno. Tutti i passaggi - conferma del nulla osta, contratto ed eventuale documentazione da allegare - possono essere svolti tramite le organizzazioni datoriali rappresentative sul piano nazionale o alcune categorie di professionisti (consulenti del lavoro, avvocati, commercialisti ed esperti contabili). Per il permesso relativo a lavoro subordinati ci sono 60 giorni per la decisione sul nulla osta; venti per il lavoro stagionale.