Finale delle Atp di tennis, il palazzetto Inalpi di Torino esplode di gioia. Jannick Sinner si butta per terra a braccia aperte, la racchetta ancora in mano. Carlos Alcaraz si incammina a bordo campo con la racchetta fra le gambe. Il campione altoatesino trionfante si avvicina al suo team e abbraccia i suoi. Poi torna in campo mentre i fan impazziscono tra i fuochi d’artificio. È il momento dei festeggiamenti: l’atleta alza la coppa e poi stringe fra le mani la tre litri dell’Asti Docg, sponsor dell’evento da cinque anni. Non la apre: lo farà più tardi con i colleghi nello spogliatoio, per la tradizionale doccia di bolle, tutte rigorosamente italiane. E non solo: tutte storicamente piemontesi. Si beve il territorio, la tradizione, il saper fare, la passione di oltre 1000 aziende associate, tra cui case spumantiere, aziende viticole e cantine cooperative.

Un dettaglio di Sinner con la bottiglia dell'Asti (foto @Atp)

Ma sui media i commenti suonano come una beffa: si parla di champagne. Bolla sì, ma francese. Era già successo agli Internazionali di Roma, quando in campo, al momento dell’apertura della bollicina – in quel caso da parte di Alcaraz, che aveva avuto la meglio su Sinner – si è detto ancora una volta “champagne”.